GRUPPO AccA – Albisola

Per la ceramica nell'Arte Contemporanea

Albisola ed il suo percorso verso l’Arte

Albissola e la sua Valenza Storico Artistica

La storia di Albissola si intreccia ab illo tempore con la storia della materia fittile.
Vita sociale e vita artistica si intersecano a tal punto che alcune produzioni ceramiche albissolesi divengono col tempo Simbolo del Comune stesso, nonché dell’intera provincia di Savona.

Il fenomeno della diffusione dell’immagine albissolese – e savonese insieme – a livello internazionale, ha inizio con il XVI secolo, epoca in cui i figuli liguri entrano in contatto con la ceramica turca, assimilandone le decorazioni in blu cobalto su fondo bianco o grigio-azzurro.

Da tale incontro deriva, quindi, il celebre “Bianco Blu” albissolese (o “Antico Savona”) di vasi, piatti, scodelle, vassoi, albarelli ed altri oggetti d’uso, che si diffondono presto nell’intero bacino Mediterraneo ed oltre oceano.

Nel Seicento Albissola può così vantare una tra le più prestigiose produzioni di maioliche in tutta Europa.

Nel corso del Settecento e dell’Ottocento la produzione artistica è affiancata da un numero sempre più importante di manufatti di consumo popolare.
Celebre è l’ideazione di un vasellame in semplice terracotta verniciata – marrone “a strie brune”, “nera”, e “gialla”, alla cui immagine si associano i nomi di alcune manifatture: Conradi, Grosso, Levantino e Salamone prima; Musso, Folco e Ricci poi.

Con l’affacciarsi del XX secolo approda in Italia il nuovo gusto del Liberty (o art nouveau), che vive in Albissola una stagione breve ma significativa, anche grazie all’apporto delle manifatture Poggi e Piccone.

Negli anni postbellici, la fiducia nella ripresa economica portano alla nascita di nuovi ateliers, tra i quali l’Alba Docilia e la MAS, specializzate nello stile tradizionale; la Casa dell’Arte e la Fenice (di Manlio trucco e Cornelio Geranzani), aperte ad invenzioni moderne.

Sono però gli anni Venti e Trenta a rendere monumentale l’attività creativa di Albissola, a plasmare una realtà cosmopolita e sensibile al rinnovamento totale delle forme.

Il fuoco della rivoluzione culturale si accende con l’avventura futurista, che si consuma attorno alla Casa Giuseppe Mazzotti, grazie alle lungimiranti idee di Tullio Mazzotti, più noto come il “Tullio d’Albissola”.
Egli convoglia infatti in Albissola i più celebri nomi del Futurismo italiano quali Farfa, Fillia, Enrico Prampolini, Nicolaj Diulgherof, Bruno Munari ed altri. Primo fra tutti Tommaso Marinetti, padre indiscusso del movimento, nonché poeta che definì Albissola

“Libera Repubblica delle Arti”.

È così che dagli anni Trenta in poi vi si avvicendano svariate
correnti artistiche, che permettono alla ceramica di divenire simbolo del superamento della

distinzione idealistica e vasariana tra arte maggiore e arte minore.

Questo decennio segna infatti l’imporsi del fenomeno degli “artisti ceramisti”, arricchiti della Dignità intellettuale.
Solo per citare alcuni nomi: Arturo Martini, Agenore Fabbri, Mario Gambetta, Aligi Sassu, Giacomo Manzù, Mario Labò e molti altri.

Tra la fine degli anni Quaranta e i Sessanta, Albissola tocca l’apice della sua forza catalizzatrice di grandi nomi dell’Arte contemporanea. Qui vedono la luce ricerche formali imprescindibili dallo sviluppo artistico nazionale ed internazionale: in primis lo Spazialismo di Lucio Fontana, a cui aderirono diversi artisti e critici, tra cui Roberto Crippa, Milena Milani, Carlo Cardazzo.

Qui trovano terreno fertile l’Informale di Emilio Scanavino e Giuseppe Capogrossi. l’espressionismo astratto del Gruppo Cobra, il Surrealismo cubano di Wilfredo Lam, nonché la pittura nucleare di Enrico Baj e Sergio Dangelo, le condensazioni pop di Mario Rossello e Aurelio Caminati, le forme scenografiche di Emanuele Luzzati, il “sovrareale” di Saba Telli ed , e ancora infinite vie di sperimentazione.
Importante per il rapporto con l’Architettura è la ricerca svolta da Giambattista De Salvo, autore di numerosi elementi di arredo urbano in Savona ed altre città.

Tre i principali punti di ritrovo delle menti creative: Pozzo Garitta di Bianco (Bartolomeo Tortarolo), il bar Testa, detto familiarmente “da Checchin” e la fornace/galleria di Tullio Mazzotti.

Espressione più significativa di questa feconda e poliedrica realtà è la realizzazione del “Lungomare degli Artisti” di Albissola Marina. Inaugurata nel 1963, la pavimentazione costeggia il mare e la via Aurelia per ottocento metri, rivestiti a mosaico policromo e suddivisi in venti pannelli, progettati da venti artisti diversi (Rossello, Crippa, Gambetta, Luzzati, Rambaldi, Strada, Saba Telli, Capogrossi, Lam, De Salvo, Fontana, Salino, Fabbri, Franchini, Garelli, Porcù, Caldanzano, Siri, Sassu, Quatrini). Essa diviene, quindi, Simbolo dell’osmotica collaborazione instauratasi tra personalità artistiche di diversa formazione.

Dagli anni Settanta in poi questo clima di ricerca comune e di reciprocità di intenti viene purtroppo scemando, e lasciando il posto ad una visione più individualistica e consumistica del prodotto artistico.
Albissola si depaupera con gli anni della sua capacità di fungere da coagulo culturale, e tutt’oggi riesce solo con estrema fatica a ricreare un ambiente atto all’innovazione formale e tematica della ceramica e dell’arte contemporanea.

gruppoacca@yahoo.it
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